Dopo un paio d'ore ci siamo lasciati con diversi buoni spunti su cui fare "i compiti a casa", anche se una scelta definitiva non era stata presa.
Al termine della riunione mi sono trovato a condividere una sintesi della chiacchierata con una persona che non aveva potuto partecipare. A "bocce ferme" ci è venuto spontaneo farci qualche domanda: perché il fantasy è così popolare nei giochi multiplayer? Perché la fantascienza è meno frequentata nella letteratura ultimamente dal grande pubblico?
Ci siamo dati una possibile, senz'altro superificiale spiegazione. Il fantasy è terrigno, magico e "naturale". E' romantico, in senso letterario. E, poiché ha che fare con un certo passato, molto ben codificato, si presta meglio ad essere immediatamente capito dal grande pubblico; bastano pochi tratti.
Se mostro (o racconto) un villaggio dai tetti di paglia e un castello di pietra chiara sulla collina, contro una catena di alte montagne dai picchi innevati, l'immaginazione del lettore o del giocatore, così ben educata da secoli di frequentazione con questi cliché, subito immaginerà un signore feudale, padre forse di una giovane principessa, una locanda con un'insegna di ferro battuto e un bosco nebbioso appena oltre i campi. Forse ci sarà una foresta abitata da folletti e un drago prepotente si sarà ricavato una buia tana sulle motagne. Magari il passo sarà sorvegliato da un gigante. Insomma ho reso l'idea. Subito l'immaginazione del nostro ospite riempirà i vuoti. Starà poi all'autore giocare con questi clichè, per sorprendere o mettere a proprio agio l'ospite di turno.
Il fantasy è quindi, dal punto di vista narrativo, un genere estremamente economico. Benché diverso dal mondo reale, ha il vantaggio che tutto è codificato, salvo sorprese.
La fantascienza, salvo quella davvero deteriore, non può giocare con questi aspetti. Per essere accettata come mondo alternativo dal nostro ospite (lettore, giocatore, spettatore, quel che è) ha bisogno di molte spiegazioni. Che regime politico c'è? Che tecnologie funzionano? Come? Com'è la società? E' un futuro migliore o peggiore? Ci sono razze aliene? La fantascienza insomma è un genere più aperto. E soprattutto ha bisogno, almeno per certi tratti, di essere didascalico. Deve spiegare come funzionano le cose, o, dei vari futuri possibili, quali, nella finzione narrativa, è stato imboccato dall'umanità. E questo può risultare noioso o, quanto meno, non nelle corde di molti lettori in cerca di evasione.
Aggiungiamoci un'estetica più "fredda", una certa inquietudine epocale e l'allontanamento dell'uomo odierno dalla natura ed ecco una possibile spiegazione del perché nell'anno 2010 chi vuole evadere guarda al passato piuttosto che al futuro.
Poi, lungi da me ogni tentazione sociologica.
Nella riunione creativa di cui sopra però le differenze sembravano evidenti: la fantascienza offriva più possibilità narrative - oggettivamente ci ha fatto venire più idee - ma un universo fantasy sembrava più facile da evocare e da ingegnerizzare.
Sono piuttosto convinto comunque che, per la saga che stiamo cercando di far nascere, alla fine, sarà la storia più avvincente a dettare le regole su tutto il resto.
Al termine della riunione mi sono trovato a condividere una sintesi della chiacchierata con una persona che non aveva potuto partecipare. A "bocce ferme" ci è venuto spontaneo farci qualche domanda: perché il fantasy è così popolare nei giochi multiplayer? Perché la fantascienza è meno frequentata nella letteratura ultimamente dal grande pubblico?
Ci siamo dati una possibile, senz'altro superificiale spiegazione. Il fantasy è terrigno, magico e "naturale". E' romantico, in senso letterario. E, poiché ha che fare con un certo passato, molto ben codificato, si presta meglio ad essere immediatamente capito dal grande pubblico; bastano pochi tratti.
Se mostro (o racconto) un villaggio dai tetti di paglia e un castello di pietra chiara sulla collina, contro una catena di alte montagne dai picchi innevati, l'immaginazione del lettore o del giocatore, così ben educata da secoli di frequentazione con questi cliché, subito immaginerà un signore feudale, padre forse di una giovane principessa, una locanda con un'insegna di ferro battuto e un bosco nebbioso appena oltre i campi. Forse ci sarà una foresta abitata da folletti e un drago prepotente si sarà ricavato una buia tana sulle motagne. Magari il passo sarà sorvegliato da un gigante. Insomma ho reso l'idea. Subito l'immaginazione del nostro ospite riempirà i vuoti. Starà poi all'autore giocare con questi clichè, per sorprendere o mettere a proprio agio l'ospite di turno.
Il fantasy è quindi, dal punto di vista narrativo, un genere estremamente economico. Benché diverso dal mondo reale, ha il vantaggio che tutto è codificato, salvo sorprese.
La fantascienza, salvo quella davvero deteriore, non può giocare con questi aspetti. Per essere accettata come mondo alternativo dal nostro ospite (lettore, giocatore, spettatore, quel che è) ha bisogno di molte spiegazioni. Che regime politico c'è? Che tecnologie funzionano? Come? Com'è la società? E' un futuro migliore o peggiore? Ci sono razze aliene? La fantascienza insomma è un genere più aperto. E soprattutto ha bisogno, almeno per certi tratti, di essere didascalico. Deve spiegare come funzionano le cose, o, dei vari futuri possibili, quali, nella finzione narrativa, è stato imboccato dall'umanità. E questo può risultare noioso o, quanto meno, non nelle corde di molti lettori in cerca di evasione.
Aggiungiamoci un'estetica più "fredda", una certa inquietudine epocale e l'allontanamento dell'uomo odierno dalla natura ed ecco una possibile spiegazione del perché nell'anno 2010 chi vuole evadere guarda al passato piuttosto che al futuro.
Poi, lungi da me ogni tentazione sociologica.
Nella riunione creativa di cui sopra però le differenze sembravano evidenti: la fantascienza offriva più possibilità narrative - oggettivamente ci ha fatto venire più idee - ma un universo fantasy sembrava più facile da evocare e da ingegnerizzare.
Sono piuttosto convinto comunque che, per la saga che stiamo cercando di far nascere, alla fine, sarà la storia più avvincente a dettare le regole su tutto il resto.

